Storia Padane

Dalle cartiere ai Gran Turismo: una storia che ricomincia

Giuseppe Vismara nacque a Seregno nel 1888 e presto si trasferì a Monza. Nei primi anni del ‘900 apre una rivendita di carta. Al termine della prima guerra mondiale decide di iniziare a produrre in proprio e pertanto acquista due cartiere. Con la Seconda Guerra Mondiale, Vismara inizia ad acquisire piccole aziende in difficoltà e a stoccare materiali che dovranno alimentare la cartiera alla fine delle ostilità. Fonda quindi a Milano, nel 1941, la Società Anonima Manifattura Carta.

Nel 1943, a seguito dell’acquisizione dell’attività e degli immobili della carrozzeria Giovanni Orlandi, la nuova società decide di proseguire l’attività della carrozzeria rilevata: a fine anni quaranta inizia la produzione in piccola serie di autobus. Nel 1959 l’azienda prende il nome di Officine Padane S.p.A.. Prosegue la costruzione di macchine per l’industria cartaria e la produzione di autobus subisce un notevole impulso: i veicoli iniziano ad avere una connotazione stilistica originale, pur mantenendo stilemi derivati dalle contemporanee automobili, come d’uso all’epoca considerandosi l’autobus turistico come un’autovettura più grande e lussuosa. Secondo il costume dell’epoca i modelli prodotti cambiano di anno in anno, gettando le basi per un’evoluzione che diverrà, tra il 1960 e metà degli anni ‘70, rapidissima e concretamente tangibile.

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Dal 1963, alla produzione di macchine per la carta e autobus, si aggiungono le carrozzerie per automobili: grazie ad un accordo con Maserati, le Officine Padane iniziano, infatti, a costruire le carrozzerie del modello Mistral. Sempre nel settore auto, a fine anni ‘60 Officine Padane aggiunge una nuova importante collaborazione: quella con lo storico marchio Stutz, famoso per le auto raccontate da Francis Scott Fitzgerald, dalle carrozzerie opulente e sfarzose con linee retrò rivisitate in chiave moderna, a precorrere la moda attuale. Dean Martin, Frank Sinatra e Richard Burton saranno tra i primi a ordinare una Stutz carrozzata da Padane; per l’allora presidente statunitense Nixon, invece, verrà allestita a Modena una blindatissima Sedan Limousine. Nello stesso periodo le commesse Maserati subiscono un nuovo impulso grazie al lancio della nuova Bora disegnata da Giugiaro: anche di questo modello OP realizzerà la carrozzeria così come farà per la successiva, più economica, Merak; globalmente, a inizio anni 70, la produzione dell’azienda raggiungerà le 500 vetture/anno che andranno a sommarsi a quasi 300 autobus.

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Nel 1968 la gamma di produzione Padane compie un primo importante passo nella direzione di una maggiore caratterizzazione dei modelli grazie alla carrozzeria “linea 68”, che conoscerà un successo duraturo e numeri di produzione rilevanti: caratteristico nel frontale, con i doppi fari mutuati dalla contemporanea Fiat 125, quanto nella coda con le inconfondibili codine verticali, il modello vestirà numerosi autotelai Fiat, Lancia, Saurer, Magirus Deutz, Siccar a motore centrale, posteriore ma anche anteriore sui veicoli più piccoli. Nel 1972 nasce il tipo Esse, con linee tese, squadrate e spigolose come gli stilisti dell’epoca immaginavano le auto del futuro. In tal senso il modello Esse interpreta perfettamente le avanguardie stilistiche del momento e ottiene immediato successo proposto su meccaniche Fiat 343 e, novità di rilievo per l’epoca, Mercedes O302.

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Ma è il salone di Torino del novembre 1975 a segnare lo spartiacque più importante, e non solo per Padane che ne avrà la definitiva consacrazione di costruttore di avanguardia e alto lignaggio, quanto per l’intero settore della carrozzeria per autobus che dovrà ora considerare un prima e un dopo. Nello stand Padane è infatti esposto il nuovissimo Z3, verde metallizzato con gruppi meccanici Mercedes O303, che suscita un entusiasmo generale: avveniristico e sfrontato per i tempi, architettonicamente organico e lineare, con i cristalli per la prima volta incollati e a filo fiancata. Incoraggiati dal successo della serie Esse e dall’entusiasmo suscitato dal nuovo Z3, gli uomini Padane puntano quindi tutto sull’autobus, arrivando a produrre diversi esemplari di urbani con gruppi meccanici Fiat 418 e 314: a questi si affiancano i piccoli L3 (Linea 3) allestiti su Fiat 329 o Mercedes LPO613 in versione turistica, linea o scuolabus.

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La gamma Esse viene continuamente aggiornata e riceve nuovi telai. Nonostante alcuni problemi di progettazione che provocano infiltrazioni d’acqua, e benché molto ridimensionato dal subitaneo aumento dei listini deciso per correre ai ripari, il successo dello Z3 prosegue e la macchina viene allestita sulle meccaniche più svariate: anche Saviem e Berliet che, per la prima volta, portano un autobus italiano a consistenti numeri di vendita sui mercati esteri. Nel 1979 il modello è sottoposto a un primo consistente re-styling che porta la sigla di Z4.

La serie 4 affronterà nuovi mercati sfoggiando meccaniche Scania per la Svezia e Leyland o Volvo per il Regno Unito; parimenti verranno realizzati numerosi motorhome destinati a squadre sportive, soprattutto di formula 1, e veicoli per spettacoli viaggianti, tutti aventi come base i nuovi Z4. La gamma Z è ormai sinonimo di lusso. In Germania e Austria i veicoli Padane sono venduti dalla rete ufficiale Mercedes. Questa collaborazione sembra presagire a nuovi e importanti collaborazioni industriali. L’accordo con Mercedes però non va in porto, e l’Azienda si trova a fronteggiare una notevole sovracapacità produttiva.

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L’azienda non riesce a evitare il ricorso all’amministrazione controllata. Nel 1987 la divisione carrozzeria è acquisita da Socimi, che già detiene il pacchetto di maggioranza della F.lli Macchi di Varese e della Franchi, industria di armi; si occupa prevalentemente di forniture ferroviarie e il suo pacchetto azionario è detenuto da due finanziarie svizzere.

Il mercato degli autobus turistici è nuovamente in sofferenza: l’incremento di vendite che ci si aspettava, quale traino dei campionati del mondo di calcio Italia ’90, si rivela molto limitato e i piazzali si riempiono rapidamente di autobus invenduti. L’avventura Padane volge al termine, e nel 2000 la società è liquidata.

Il marchio Padane, simbolo di lusso e cura nel settore dei bus turistici, è rilevato in seguito da Stefano Del Rosso, che oggi lo affianca a Menarinibus in Industria Italiana Autobus.