Storia Menarini

La mobilità sostenibile parla Italiano, dal 1919

L’attività della Menarini ha scandito l’evoluzione tecnologica dell’autobus italiano ed europeo: dal 1919 a oggi gli oltre trentamila bus usciti dallo stabilimento di via San Donato hanno contribuito a costruire e scrivere la storia del trasporto pubblico su gomma.
Nato nel 1879, sesto di sette figli, Ettore Menarini lavorò per molti anni presso varie carrozzerie bolognesi tra cui quella di Marco Fiorini, che all’epoca era tra le più quotate d’Italia e costruiva principalmente carrozze per cavalli. Nel 1914 decise di mettersi in proprio e di aprire una piccola carrozzeria con altri soci ma, allo scoppio della prima guerra mondiale, fu richiamato alle armi e assegnato all’officina nel 3° automobilisti. Al ritorno a Bologna si rimise al lavoro e con coraggio, nell’Italia vittoriosa ma prostrata dagli sforzi bellici, fondò la sua azienda, che volle chiamare Ditta Menarini e C, anche se era l’unico titolare. Era il 1919, l’impresa aveva sede in una stalla riadattata, in via del Chiù, e si dedicava essenzialmente alla riparazione delle carrozzerie. Presto, su commesse FIAT, ne avviò anche la produzione; tuttavia, per gran parte degli anni ’20 l’attività principale della Menarini fu la realizzazione di «carrozze da turismo» trainate da cavalli: un lavoro artigianale che richiedeva tempo, precisione e uno stretto rapporto col cliente, poiché per costruire una carrozza occorrevano dai quattro ai sei mesi.

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Dal 1925, la produzione meccanica nazionale raddoppia: sono pressappoco 50.000 i mezzi prodotti, di cui uno su dieci destinato ai trasporti collettivi, il settore cui si rivolge Ettore. Grazie all’aumento del giro d’affari, decide di trasferire l’attività nella nuova sede di viale Berti Pichat 10 dove, in collaborazione con la FIAT, inizia la produzione di carrozzerie per trasporti collettivi e usi industriali: carri officina, ambulanze, furgoni speciali, autobus. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la ditta impiegava circa 150 addetti.

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Tra il 1944 e il 1945, la fabbrica fu colpita dai bombardamenti e in seguito lo stabilimento fu requisito dagli Alleati. Tutti gli archivi fotografici e documentali andarono distrutti. Solo nell’autunno del 1946, Ettore ebbe la possibilità di riprendere in mano la propria azienda: non si fece scoraggiare e affiancato dai figli ricostruì, riordinò i reparti e riaprì l’attività, concentrandosi esclusivamente sulla produzione di autobus, con 230 operai in grado di produrre otto veicoli al mese. Ettore morì nel 1952. Nel frattempo era già iniziata una fase di grande sviluppo, con i figli Dante direttore generale, Giorgio direttore tecnico e Eugenio direttore amministrativo.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, l’officina fu spostata in periferia, nell’attuale sede di via San Donato. Lo stabilimento fu edificato per rispondere a esigenze di lavorazione moderne, comprese quelle degli autobus a struttura portante. Tra i prodotti di questi anni ricordiamo la carrozzeria Essediemme, presentata al Salone del 1961. SDM come Sintesi Del Meglio, di quel meglio che Ettore Menarini aveva sempre inseguito con ostinata determinazione. Essa divenne una pietra miliare delle tecniche costruttive: niente più tagli trasparenti al tetto, niente più cristalli scendenti in parete, porte telecomandate per i veicoli da turismo, tetti piatti e grandi superfici vetrate. Tutti i concorrenti in quegli anni dovettero adeguarsi agli standard dei Menarini.

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partire dagli anni Settanta è stata realizzata e messa in produzione la gamma di grande successo dei Monocar 201 per i servizi urbani, suburbani, e interurbani di linea, uno degli autobus simbolo degli anni Ottanta. Viene sviluppata inoltre la nuova carrozzeria  SL per gli autobus da noleggio.

Fanno quindi la loro comparsa i freni a disco, agli inizi degli anni ’80, le sospensioni indipendenti per interurbani e addirittura un raffinato ponte a schema DE DION sui gran turismo modelli Monocar 101 e 102 SBH, veri punti di riferimento nello sviluppo del design del moderno “gran turismo“, così come i primi studi per il ribassamento dei pianali nelle produzioni urbane.

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Negli anni Ottanta lo stabilimento di via San Donato occupava 150.000 mq, di cui 60.000 coperti. I dipendenti erano 850, e la capacità produttiva era di 1000 unità all’anno su 16 modelli base e numerose varianti.

Circostanze finanziarie problematiche e il rischio di rimanere indietro nelle tecniche produttive, convinsero negli anni Ottanta Giorgio ed Eugenio a cedere alcuni pacchetti azionari alla Breda costruzioni ferroviarie, il cui contributo sarebbe servito a modernizzare l’impresa; tuttavia, nei primissimi anni Novanta, dissapori con la nuova dirigenza portarono alla totale fuoriuscita della famiglia Menarini dall’azienda. Nacque allora il marchio BredaMenarinibus, e il cavallino rosso caratterizzerà da quel momento gli autobus dell’azienda bolognese.

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Si avvicendano modelli di grande successo, soprattutto nel segmento urbano, come la gamma dei primi ribassati M 221, M 321 ed M 230. Quest’ultimo modello, lanciato nel 1994, rappresenta il primo ultra ribassato in Italia di taglia medio-corta. Il 1997 vede la nascita di un’intera nuova gamma di ultra ribassati: M 240, M 231 e M 340, che costituiscono il passaggio a una generazione di veicoli caratterizzata da un elevato contenuto tecnico (motori, telai, elettronica, ecc.) e da soluzioni progettuali volte al raggiungimento di elevata affidabilità e costi ridotti di gestione. Anticipando gli orientamenti della domanda verso veicoli con emissioni allo scarico sempre più ridotte, vengono lanciati autobus a metano (EXOBUS), minibus a trazione elettrica (ZEUS) e autobus ibridi da 10,80 e 12,00 m (ALTERECO).

Nel 2001 l’azienda entra a far parte del gruppo Finmeccanica, la principale holding manifatturiera italiana, indispensabile per garantire gli investimenti in ricerca e sviluppo utili a mantenerla competitiva nel mondo e a sviluppare  prodotti rispondenti agli standard normativi europei.

Nel 2005 inizia la commercializzazione delle nuove gamme di veicoli con motorizzazione diesel EURO 4 e con alimentazione CNG denominati Avancity (10.8m, 12m e 18m) e Vivacity (8m e 9m).
Questi veicoli si sono distinti per la loro accattivante linea estetica, per l’adozione di un avantreno a ruote indipendenti che ha migliorato ulteriormente la guidabilità, la tenuta di strada ed il confort, e per la realizzazione di passaruote integrati nella struttura che hanno consentito un allargamento dei corridoi interni migliorandone l’abitabilità.

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novembre 2013 viene presentata la nuova gamma Euro 6. Mentre per il segmento dei corti si decide di mantenere la linea Vivacity da 8 e 9 m, per i veicoli da 10, 12 e 18 m Bredamenarinibus approfitta dell’occasione per lo sviluppo di una nuova piattaforma: nasce la nuova gamma modulare Citymood, con motorizzazioni sia diesel sia gas.

A gennaio del 2015 Finmeccanica cede il ramo d’azienda BredaMenarinibus alla new company Industria Italiana Autobus, una società tutta italiana, partecipata al 20% dalla stessa Finmeccanica e all’80% da Tevere S.p.A. (ex King Long Italia).

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In onore della storia gloriosa della casa bolognese, Industria Italiana Autobus decide un ritorno al passato: il marchio verbale torna ad essere Menarinibus, e nel logo il cavallino Breda cede il posto allo stemma Menarini utilizzato negli anni Cinquanta e sessanta, gli anni della crescita e dello sviluppo: uno stemma tondo blu e argento semplice e lineare, nello stile di quegli anni, con una “M” inclinata a bastone centrale.

La Storia continua.